W il 98° Anniversario della Rivoluzione Comunista D'Ottobre

 

 

 

 

 

Compagne e Compagni,


      in occasione della ricorrenza del 7 novembre di quest'anno vi trasmettiamo l'allegato documento dal titolo "98° anniversario della gloriosa Rivoluzione Socialista d'Ottobre: i suoi incancellabili insegnamenti, la sua straordinaria attualità", redatto dal Comitato Nazionale di Unità Marxista-Leninista (CONUML).

      Il documento può essere scaricato anche dal Sito del CONUML, sezione “documenti”, all'indirizzo www.conuml.weebly.com 

 

oppure

 

dal Sito del Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista all'indirizzo www.pciml.org  cliccando, in prima pagina, sulla voce "ULTIM'ORA".

     Saluti fraterni e comunisti.

Forio (Napoli), 6 novembre 2015.



98° ANNIVERSARIO DELLA GLORIOSA RIVOLUZIONE SOCIALISTA D’OTTOBRE:

I SUOI INCANCELLABILI INSEGNAMENTI, LA SUA STRAORDINARIA ATTUALITA’!

 

Ai coerenti marxisti-leninisti, rivoluzionari per scelta di vita per la rivoluzione e il socialismo, alla classe operaia emancipata, all’intellettualità d’avanguardia, all’intero proletariato italiano,

      ricorre oggi il 98° anniversario della gloriosa e vittoriosa Rivoluzione Socialista Sovietica d’Ottobre, combattuta dal proletariato russo il 7 novembre 1917 sotto la direzione del Partito Comunista Bolscevico, guidato dai grandi Maestri del proletariato internazionale Vladimir Ilic Lenin e Josif Vissarianovic Stalin trasformando in realtà il pensiero e l’insegnamento rivoluzionari di Karl Marx e Friedrich Engels. Per la prima volta nella storia dell’umanità la classe lavoratrice operaia e  intellettiva di un grande paese si liberava dalle catene della schiavitù, dello sfruttamento, della repressione e della fame e conquistava il potere politico, economico e sociale espropriando e mettendo a lavorare e a produrre, finalmente, anche la parassitaria e usurpatrice classe dei capitalisti e della ricca borghesia.

      La Rivoluzione Socialista Sovietica d’Ottobre, per la sua forza liberatrice di centinaia di milioni di sfruttati dal dominio padronale, rappresentò il punto più alto, mai raggiunto in passato, della civiltà umana e prospettò la possibilità concreta di liberazione di tutti i popoli della Terra. Il potere politico ed economico, a tutti i livelli della società, affidato alla classe lavoratrice, la collettivizzazione della terra e dei mezzi di produzione, i piani di sviluppo quinquennali e la crescita progressiva del benessere e dei servizi sociali consentirono di costruire, sotto la guida prima di Lenin e dopo la sua morte prematura di Stalin, il primo grande paese socialista della storia, la eroica e grande Unione Sovietica, formata da 15 Repubbliche Socialiste Sovietiche e oltre 100 diverse etnie.

      La costruzione del socialismo nell’URSS e la politica internazionalista che l’animava favorì la formazione nel XX secolo di quel vasto mondo del socialismo proletario e delle democrazie popolari, formato da oltre un terzo del Pianeta con miliardi di uomini, donne e bambini, un mondo in cui, a differenza della barbara società capitalistica, erano stati aboliti la dittatura padronale, la disoccupazione, il bisogno sociale e in cui tutti gli individui avevano garantito, sin dalla nascita, assistenza, scuola, lavoro, salario, casa, tempo libero, pensione e ogni altra esigenza esistenziale, sicché la vita era vissuta con tranquillità e piacevolezza. L’URSS dal costruendo socialismo che avanzava verso l’edificazione della società comunista fu il maggiore artefice nella sconfitta del nazi-fascismo in Europa subendo circa 27 milioni di morti, eroi e martiri nello stesso tempo che la storia non potrà mai dimenticare, intorno al 1950 sul terreno dello sviluppo economico, scientifico e sociale non temeva confronto coi paesi capitalistici e rappresentava una concreta speranza di liberazione dell’intero Pianeta dalla peste del capitalismo e dell’imperialismo.

      Purtroppo questa prima ondata della rivoluzione socialista iniziata il 7 novembre 1917 con la possibilità di costruire il nuovo mondo prima socialista e poi comunista è svanita con la morte del compagno Stalin, col sopravvento nel Partito Comunista dell’Unione Sovietica e di molti Partiti Comunisti nati dalla Terza Internazionale delle forze revisioniste, opportuniste e collaborazioniste col nemico capitalista e imperialista su quelle marxiste-leniniste. I responsabili di tale tragica inversione del cammino progressista della storia portano i nomi infami, per le loro deviazioni ideologiche e politiche revisioniste e opportuniste, di Krusciov, Breznev e Gorbaciov coi loro seguaci in URSS e di Togliatti coi suoi successori in Italia. Questa inversione di rotta nella costruzione del socialismo sulla Terra ci insegna inequivocabilmente che la lotta e la vigilanza di classe di natura rivoluzionaria e di stampo marxista-leninista da parte del Partito Comunista di natura bolscevica e dell’intero proletariato deve continuare sino al passaggio dal socialismo all’edificazione del comunismo contro i nemici interni ed esterni al Partito e allo Stato socialista, ancora posseduti dalla cultura e dal desiderio dei privilegi della società borghese.

      La sconfitta dell’Unione Sovietica e della quasi totalità del mondo socialista costruito con grande eroismo e perdita di vite umane nel secolo scorso ha determinato la riaffermazione del dominio assoluto del capitalismo e dell’imperialismo sul mondo riportando le lancette della storia indietro di circa un secolo, la cancellazione di quasi tutte le conquiste sociali dei popoli del cosiddetto primo, secondo e terzo mondo realizzate dopo la Rivoluzione d’Ottobre e il ritorno alle guerre imperialistiche per l’espansione dei mercati, l’occupazione di paesi prima indipendenti con la rapina delle loro risorse agricole e minerarie. Attualmente a predominare nel Pianeta è l’imperialismo economico e guerrafondaio degli Stati Uniti d’America e quello suo alleato europeo e d’Israele. Sono questi paesi che per il dominio politico ed economico guerreggiano in Medio Oriente e in Africa contro i loro rivali, massacrando, tra l’altro, l’eroico popolo palestinese e quello curdo. Tali forze hanno occupato l’Europa di basi militari tradizionali e atomiche minacciando e aggredendo quei paesi che rivendicano indipendenza politica e autonomia nell’utilizzo delle proprie risorse.

      Così è stato in Libia, dove ucciso l’antimperialista borghese Muammed Gheddafi si vive una tragica situazione di guerra civile tra forze capitalistiche interne e internazionali per il controllo del territorio e lo sfruttamento delle risorse; in Iraq e Afganistan per il controllo e lo sfruttamento di quei territori; in Palestina per continuare a tenere il suo popolo sotto il dominio sionista del governo di Israele, sostenuto dagli Stati Uniti e dalla Nato; in Ucraina per arrivare direttamente ai confini della Russia e condizionare la sua politica e gli interessi dei suoi monopoli; in Siria, dove dichiaratamente l’imperialismo americano ed europeo arma l’opposizione reazionaria e fascista per abbattere il regime filorusso di Bashar al-Assad per sostituirlo con un proprio fantoccio. Queste sono guerre combattute da diverse potenze imperialistiche per il controllo e lo sfruttamento delle risorse globali, che potrebbero costituire il presupposto e la scintilla di una terrificante terza guerra mondiale, combattuta anche con armi nucleari.

      Il capitalismo, nella sua espansione imperialistica, va inevitabilmente incontro a crisi cicliche di sovrapproduzione di merci e capitali, che ne condizionano e limitano l’accumulo ininterrotto, massiccio e infinito dei profitti, condizione essenziale per la sua sopravvivenza. Dunque, la guerra è uno strumento di sopravvivenza del capitalismo e dell’imperialismo, essa serve ad affermare il potere del più forte e aggressivo militarmente, a distruggere e ricostruire la vita sociale in condizioni di maggiore schiavitù e sfruttamento delle masse lavoratrici e popolari e ad evitare la sconfitta di classe da parte del proletariato. Quest’ultimo, cosciente che la sua liberazione dipende dalla distruzione del capitalismo, deve trovare la capacità e la forza di trasformare la guerra imperialistica in rivoluzione proletaria socialista per mettere fine al potere padronale e affermare quello della classe lavoratrice.

      Il capitalismo e l’imperialismo, con la complicità dei loro governi borghesi, clericali e capitalistici, per uscire dalla loro crisi stanno pure utilizzando il debito pubblico degli Stati, cresciuto per sovvenzionare banche e imprese capitalistiche. Un debito che nella sua parte nominale sarà stato già restituito da tempo, mentre restano in piedi montagne di profitti che crescono vertiginosamente di minuto in minuto e da far pagare nel tempo avvenire ai popoli – per sottrarre, cioè  rapinare legalmente, mediante le manovre economiche annuali dei governi di centrodestra e centrosinistra, migliaia di miliardi di euro alle masse popolari impoverendole ulteriormente e peggiorandone le già disastrose condizioni di vita. Oggi non c’è più certezza del diritto all’assistenza, alla scuola, al lavoro, al salario, alla pensione, al trasporto pubblico, eccetera, insomma ad una vita sicura e dignitosa, mentre i capitalisti e la media borghesia vivono tra agi e sperpero di danaro sottratto con lo sfruttamento al proletariato.

      A fronte di questa tragica e preoccupante situazione le masse lavoratrici e popolari di tutti i paesi vivono una realtà di profondo disagio sociale: devastazioni e morti provocati dalle guerre in atto; la fame che flagella popoli e continenti; l’impossibilità di sopravvivere nei paesi dilaniati dalla guerra civile, provocata e alimentata dalla stessa guerra imperialistica. Questa è la causa che genera l’allontanamento di milioni di persone dai propri paesi d’origine, i giganteschi e incessanti flussi migratori, che dai teatri di guerra, dalle disperate condizioni di fame e di assoluta mancanza di assistenza sanitaria marciano verso il centro e il nord dell’Europa alla ricerca, purtroppo illusoria, di lavoro sicuro e benessere. Un peregrinare da un paese e da un continente all’altro che provoca migliaia di morti lungo i percorsi e nell’attraversamento del Mar Mediterraneo. Questo flusso migratorio crea anche una guerra tra poveri nei paesi d’arrivo, dove il lavoro è già carente per i residenti storici e il livello di povertà sociale è già alto. In un mondo libero dalla tirannia capitalistica e dal dominio imperialistico e governato dal potere e dalla democrazia socialista queste masse di migranti non ci sarebbero, perché la loro terra, libera dallo sfruttamento e dal dominio imperialistico, sarebbe capace di dare lavoro, benessere e dignità di vita a tutti. Questa è la verità che dobbiamo diffondere e far capire richiamando e divulgando le benestanti condizioni di vita individuale, familiari e sociali che esistevano in Unione Sovietica, cioè nelle Repubbliche del socialismo proletario.

      Le masse di migranti provenienti dal Medio Oriente e dall’Africa fuggono dalla propria terra a causa della guerra, della fame e della disperazione, perché gli imperialisti, i capitalisti e i loro governi pensano solo ai propri sporchi profitti, incuranti delle disastrose condizioni di vita delle masse lavoratrici e popolari.  Migranti sfruttati, maltrattati e schiavizzati nei loro paesi d’origine da cui fuggono, ma che allo stesso modo continueranno ad esserlo nei paesi ospitanti, perché governati dalla stessa infame dittatura capitalistica, dove i lavoratori del posto sono anch’essi sfruttati e repressi nei loro bisogni di vita e lottano per il diritto al lavoro e alla dignità sociale. Si tratta della stessa classe lavoratrice, dello stesso proletariato che, purtroppo, non ha ancora trovato la sua coscienza di classe, la sua via del riscatto rivoluzionario da tanta e comune sofferenza. Permane il tempo di 167 anni fa quando Karl Marx e Fredrich Engels scrivevano, a conclusione del Manifesto del Partito Comunista, “Proletari di tutti i paesi, unitevi” per lottare e vincere il nemico comune, lo spregevole e moribondo sistema capitalistico. Uniamo i proletari di tutti i paesi, diamo loro una coscienza di classe e rivoluzionaria, guidiamoli al riscatto rivoluzionario di millenni di umiliazione.

      La Rivoluzione Socialista Sovietica d’Ottobre ha lasciato al proletariato del mondo un imperituro insegnamento e cioè che i proletari operai e intellettuali se emancipati alla scuola del marxismo-leninismo e se nelle loro azioni rivoluzionarie si ispirano al pensiero e l’opera dei nostri grandi Maestri del proletariato internazionale Marx, Engels, Lenin e Stalin possono promuovere e condurre alla vittoria nuove rivoluzioni proletarie e possono dar corso ad una nuova, e questa volta incrollabile, ondata di costruzione del socialismo nei singoli paesi e nel mondo intero. Nella fase storica attuale col ripristino sul Pianeta del feroce e assoluto dominio imperialistico le condizioni sociali dei popoli e i pericoli di guerra sono simili a quelle precedenti la Rivoluzione d’Ottobre, per cui essa sta dimostrando ogni giorno di più la sua straordinaria e piena attualità. Le condizioni economiche e sociali oggettive ci sono tutte, bisogna solo creare quelle soggettive della classe operaia e dell’intero proletariato, cioè occorre formare la coscienza di classe e rivoluzionaria dei lavoratori.

      Non si esce dalla crisi generale di questo sistema, che sta letteralmente massacrando le condizioni di vita dei popoli e non si esce dal serio pericolo di una terza guerra mondiale senza distruggere il capitalismo e l’imperialismo. Di questa tragica verità deve rendersi conto il proletariato di oggi di tutti i paesi della Terra. Dobbiamo evitare che l’aggravarsi progressivo della sua crisi generale e delle crisi cicliche spinga sempre di più l’imperialismo verso una guerra generalizzata per tentare di sopravvivere trascinandosi nel baratro l’umanità intera. Pressappoco diceva Engels “O i comunisti distruggeranno il capitalismo oppure questo distruggerà l’umanità intera”. Siamo a questo punto e tocca innanzi tutto ai sinceri comunisti e alla classe operaia emancipata salvare la specie umana dalla catastrofe generalizzata.

      Però il proletariato operaio e intellettuale non può parlare di nessuna rivoluzione, tanto meno vittoriosa, se non dispone di un autentico e forte Partito Comunista di classe e rivoluzionario, sull’esempio del Partito Comunista Bolscevico, che preparò, organizzò e guidò alla vittoria la Rivoluzione d’Ottobre. Un Partito che combatta e metta all’indice il revisionismo storico e moderno della dottrina comunista, il revisionismo, che dilaga nella falsa sinistra comunista italiana, l’opportunismo, la socialdemocrazia, l’individualismo, l’arrivismo, l’esibizionismo, l’economicismo nella lotta sindacale, il pacifismo, il movimentismo, l’anarchismo, l’estremismo, eccetera, che sono tutte correnti e comportamenti generati dalla corruzione e dalla cultura borghese e clericale. Dobbiamo evitare ad ogni costo che elementi ancora condizionati dalla loro formazione ideologica, culturale e politica borghese e piccolo borghese assurgano alla guida dell’organizzazione centrale e di quelle periferiche del Partito. Questa vigilanza e tipo di lotta ci consentiranno di non essere nuovamente sconfitti e di portare a termine nei singoli paesi e nel mondo intero la costruzione della società socialista, prima di edificare quella comunista.

      Il Comitato Nazionale di Unità Marxista-Leninista (CONUML) su questa base celebra il 98° anniversario della gloriosa ed eroica Rivoluzione Socialista Sovietica d’Ottobre, lavora alla costruzione di un forte Partito Comunista marxista-leninista della classe lavoratrice italiana operaia e intellettiva per avanzare sulla strada della Rivoluzione Proletaria Socialista e della costruzione della società socialista nel nostro paese e chiede a tutti i sinceri comunisti e alla classe operaia emancipata di partecipare a questo progetto unendosi alla nostra attività.     

          Roma, 7 novembre 2015.               

COMITATO NAZIONALE DI UNITA’ MARXISTA-LENINISTA

Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista

Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

 

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98° Anniversario della Rivoluzione d’ottobre
Il Partito è la testa, il cuore e il motore della rivoluzione
Cade questo mese il 98° anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, prima dimostrazione pratica su larga scala che la classe operaia, attraverso il suo partito comunista, può guidare il resto delle masse popolari a fare la rivoluzione e a instaurare il socialismo (transizione verso il comunismo), può fare a meno dei padroni e dirigere un paese molto meglio di loro.

Essa provò, nella pratica, la giustezza della teoria leninista, che da allora venne considerata una nuova e superiore tappa della concezione comunista e più precisamente l’aggiornamento della teoria marxista “all’epoca dell’imperialismo e della rivoluzione proletaria”.
Visto il pattume che la propaganda borghese nelle sue varie salse ha sparso sul “superamento della forma partito, celebriamo l’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre concentrandoci su uno degli aspetti in cui il leninismo ha sviluppato la concezione comunista: la teoria del partito comunista. Tale teoria definisce chiaramente la natura del partito rivoluzionario, le caratteristiche cui universalmente deve conformarsi nel periodo dell’imperialismo per essere all’altezza del suo compito e guidare il proletariato alla presa del potere. Il partito leninista è un partito concepito per guidare la rivoluzione e instaurare la dittatura del proletariato: è profondamente diverso dai partiti che lo avevano preceduto, quelli della Seconda Internazionale, sorti e cresciuti in un periodo di sviluppo pacifico nel quale la presa del potere non era all’ordine del  giorno: questi erano principalmente comitati elettorali per la partecipazione del proletariato alla democrazia borghese, in secondo luogo promotori con i sindacati delle lotte rivendicative del proletariato e in terzo luogo animatori della formazione culturale su larga scala del proletariato. 
Di seguito riportiamo alcuni stralci dal testo “Principi del leninismo”, dove vengono enunciate da Stalin le caratteristiche e la natura del partito elaborate da Lenin e dai bolscevichi. Il testo integrale di “Principi del leninismo” è reperibile in  http://www.nuovopci.it/classic/stalin/princ_leninismo/prilenin.html


1. Il partito, reparto di avanguardia della classe operaia.
Il partito deve essere, prima di tutto, il reparto di avanguardia della classe operaia. Il partito deve assorbire tutti i migliori elementi della classe operaia, la loro esperienza, il loro spirito rivoluzionario, la loro devozione sconfinata alla causa del proletariato. Ma per essere effettivamente il reparto di avanguardia, il partito deve essere armato d’una teoria rivoluzionaria, deve conoscere le leggi del movimento, deve conoscere le leggi della rivoluzione. Se no, non è in grado di dirigere la lotta del proletariato, di condurre dietro a sé il proletariato. (…) Il partito deve porsi alla testa della classe operaia, deve vedere più lontano della classe operaia, deve condurre dietro a sé il proletariato e non trascinarsi alla coda del movimento spontaneo. (…)
Non v’è esercito in guerra che possa fare a meno di uno stato maggiore sperimentato, se non vuole condannarsi alla disfatta. Non è chiaro che a maggior ragione non può fare a meno di un tale stato maggiore il proletariato, se non vuol darsi in pasto al suo nemico giurato? Ma dove è questo stato maggiore? Questo stato maggiore può essere soltanto il partito rivoluzionario del proletariato. La classe operaia, senza un partito rivoluzionario, è un esercito senza stato maggiore. Il partito è lo stato maggiore di lotta del proletariato. (…)
La distinzione fra l’avanguardia e la restante massa della classe operaia, fra i membri del partito e i senza partito, non può scomparire fino a che non saranno scomparse le classi (…) finché elementi provenienti da altre classi affluiranno nelle file del proletariato, finché la classe operaia sarà privata della possibilità di elevarsi, nel suo insieme, al livello del reparto d’avanguardia. Ma il partito cesserebbe di essere il partito se questa distinzione si trasformasse in rottura, se esso si racchiudesse in se stesso e si distaccasse dalle masse senza partito. Il partito non può dirigere la classe se non è legato con le masse senza partito, se non esiste una saldatura tra il partito e le masse senza partito, se queste masse non accettano la sua direzione, se il partito non gode tra le masse di un credito morale e politico. Il partito è parte inseparabile della classe operaia. (...)

2. Il partito, reparto organizzato della classe operaia.
(…) In regime capitalista i compiti del partito sono straordinariamente grandi e vari. Il partito deve dirigere la lotta del proletariato in condizioni straordinariamente difficili di sviluppo interno ed esterno, deve condurre il proletariato all’offensiva quando la situazione esige l’offensiva, deve sottrarre il proletariato ai colpi di un avversario potente quando la situazione esige la ritirata, deve infondere in masse di milioni di operai senza partito, disorganizzati, lo spirito di disciplina e di metodo nella lotta, lo spirito d’organizzazione e la fermezza. Ma il partito può adempiere questi compiti soltanto se esso stesso è la personificazione della disciplina e dell’organizzazione, se esso stesso è un reparto organizzato del proletariato. (...)
Ma il partito non è solo la somma delle organizzazioni di partito. Il partito è in pari tempo il sistema unico di queste organizzazioni, la loro unione formale in un tutto unico, nel quale esistono organi di direzione superiori e inferiori, nel quale esiste una sottomissione della minoranza alla maggioranza, nel quale esistono delle decisioni pratiche, obbligatorie per tutti i membri del partito. Senza questa condizione, il partito non è in grado di essere un tutto unico organizzato, capace di assicurare una direzione organizzata e sistematica della lotta della classe operaia. (...)

3. Il partito, forma suprema dell’organizzazione di classe del proletariato.
Il partito è il reparto organizzato della classe operaia. Ma il partito non è l’unica organizzazione della classe operaia. Il proletariato ha tutta una serie di altre organizzazioni, senza le quali non può lottare con successo contro il capitale (…) L’enorme maggioranza di queste organizzazioni non sono organizzazioni di partito e soltanto una parte di esse aderiscono direttamente al partito o ne sono una ramificazione. (…) senza di esse è impossibile temprare il proletariato come forza chiamata a sostituire all’ordine borghese l’ordine socialista. Ma come organizzare una unità di direzione, data una tale abbondanza di organizzazioni? (…) Qual è l’organizzazione centrale che non solo è capace, possedendo la necessaria esperienza, di elaborare questa linea comune, ma ha anche la possibilità, possedendo il prestigio sufficiente per farlo, di stimolare tutte queste organizzazioni e mettere in pratica questa linea allo scopo di realizzare l’unità di direzione e di escludere la possibilità di incoerenze?
Quest’organizzazione è il partito del proletariato. Il partito ha tutti i requisiti per questa funzione, perché in primo luogo, il partito è il punto attorno al quale si raccolgono i migliori elementi della classe operaia, che hanno legami diretti con le organizzazioni proletarie senza partito e molto spesso le dirigono; perché, in secondo luogo, il partito. come punto attorno al quale si raccolgono i migliori elementi della classe operaia, è la scuola migliore per la formazione di capi della classe operaia capaci di dirigere tutte le forme di organizzazione della loro classe: perché in terzo luogo, il partito, in quanto è la scuola migliore dei capi della classe operaia, è per la sua esperienza e per il suo prestigio l’unica organizzazione capace di centralizzare la direzione della lotta del proletariato e di trasformare quindi le organizzazioni operaie senza partito, di qualsiasi genere esse siano, in organi ausiliari e in cinghie di trasmissione che lo colleghino con la classe. Il partito è la forma suprema dell’organizzazione di classe del proletariato. (...)

4. Il partito, strumento della dittatura del proletariato.
(...) Il partito non è solo la forma suprema dell’unione di classe dei proletari. Esso è, in pari tempo, uno strumento nelle mani del proletariato per la conquista della dittatura finché questa non è ancora stata conquistata, per il consolidamento e l’estensione della dittatura quando questa è già stata conquistata. Il partito non avrebbe potuto acquistare un’importanza così grande, nè prevalere su tutte le altre forme di organizzazione del proletariato, se il proletariato non si fosse trovato davanti al problema del potere, se le condizioni esistenti nel periodo dell’imperialismo, l’inevitabilità delle guerre, l’esistenza della crisi, non avessero richiesto la concentrazione di tutte le forze del proletariato in un sol punto, l’accentramento in un sol punto di tutti i fili del movimento rivoluzionario, allo scopo di rovesciare la borghesia e conquistare la dittatura del proletariato. (…)
Ma il partito è necessario al proletariato non solo per la conquista della dittatura; ancor più esso gli è necessario per mantenere la dittatura, per consolidarla ed estenderla, nell’interesse della vittoria completa del socialismo. (…)
Il partito è lo strumento della dittatura del proletariato.
Da questo deriva che, con la scomparsa della classi, con l’estinguersi della dittatura del proletariato, deve estinguersi anche il partito.

5. Il partito, unità di volontà, incompatibile con l’esistenza di frazioni.
La conquista e il mantenimento della dittatura del proletariato non sono possibili senza un partito forte per la sua coesione e la sua disciplina di ferro. Ma una disciplina ferrea nel partito non è concepibile senza unità di volontà, senza una completa e assoluta unità di azione di tutti i membri del partito. Ciò non significa, naturalmente, che in questo modo si esclude la possibilità di una lotta di opinioni in seno al partito. Al contrario, la disciplina ferrea non esclude, anzi presuppone la critica e la lotta di opinioni in seno al partito. A maggior ragione ciò non significa che la disciplina deve esser “cieca”. Al contrario, la disciplina ferrea non esclude, anzi presuppone la coscienza e la volontarietà della sottomissione, perché solo una disciplina cosciente può essere effettivamente una disciplina ferrea. Ma finita la lotta di opinioni, esaurita la critica, presa una decisione, l’unità di volontà e l’unità di azione di tutti i membri del partito sono una condizione indispensabile, senza la quale non sono concepibili nè un partito unito, nè una disciplina ferrea nel partito. (…) Il partito è un’unità di volontà che esclude ogni frazionismo, ogni divisione di poteri nel partito. (...)

6. Il partito si rafforza, epurandosi dagli elementi opportunisti.
Fonte del frazionismo nel partito sono i suoi elementi opportunisti. (…) Fare la guerra all’imperialismo avendo alle spalle simili “alleati”, significa trovarsi nella posizione di gente che è presa a fucilate da due parti: di fronte e alle spalle. Perciò la lotta spietata contro questi elementi, la loro espulsione dal partito, è condizione pregiudiziale del successo della lotta contro l’imperialismo. (…) Alla vigilia della rivoluzione e nei momenti della lotta più accanita per la vittoria di essa, le minime esitazioni in seno al partito possono perdere tutto, possono far fallire la rivoluzione, strappare il potere dalle mani del proletariato, perché questo potere non è ancora solido, perché l’attacco contro di esso è ancora troppo forte. Se in un momento simile i capi tentennanti si tirano in disparte, questo non indebolisce, ma rafforza sia il partito, sia il movimento operaio, sia la rivoluzione.

Senza questa definizione teorica e la creazione pratica di un partito di questo tipo non ci sarebbe stata nessuna Rivoluzione d’Ottobre. Per questo motivo leghiamo idealmente, in quest’articolo, l’anniversario dell’assalto al Palazzo d’Inverno a quello della fondazione del (n)PCI: esso rappresenta, per la nostra epoca e il nostro paese, ciò che il partito bolscevico rappresentò per la Russia di inizio ‘900.
Questa somiglianza non va intesa nel senso di una semplice riproposizione del partito bolscevico di Lenin e Stalin, ma nel senso più completo della creazione, frutto di un attento bilancio dell’esperienza del movimento comunista, di uno strumento adatto a costruire e condurre la rivoluzione nel nostro paese (imperialista) e nella nostra epoca (imperialismo, regime di controrivoluzione preventiva).
 Esso raccoglie quindi quanto elaborato da Lenin a proposito del partito e lo arricchisce dei nuovi criteri apportarti da Mao Tse-tung (il maoismo come terza superiore tappa della concezione comunista) e in generale degli insegnamenti ricavati dallo stesso (n)PCI dall’esperienza del movimento comunista: la guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata come strategia universale della rivoluzione proletaria, la linea di massa come metodo di azione, la lotta tra due linee nel partito e la riforma morale e intellettuale dei sue membri come mezzo per contrastare l’influenza della borghesia ed essere all’altezza dei propri compiti, la clandestinità come discriminante per prevenire la borghesia e non dipendere da essa per la sua attività.


Leggi anche  “I quattro temi principali da discutere nel movimento comunista internazionale”
- Il bilancio del movimento comunista: perché durante la prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale il movimento comunista non è riuscito a instaurare il socialismo in nessuno dei paesi imperialisti? perché dopo un primo iniziale periodo di grandi vittorie, la prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale ha perso lo slancio e la forza propulsiva del progresso umano che essa aveva? perché i primi paesi socialisti, che erano arrivati a coprire un terzo dell’umanità, dopo un iniziale periodo di grandi conquiste, hanno perso via via di vigore, sono decaduti fino a crollare o a cambiare colore e in entrambi i casi hanno comunque abbandonato il ruolo di basi rosse della rivoluzione proletaria mondiale che avevano svolto inizialmente? perché i revisionisti moderni sono riusciti a prendere la direzione del movimento comunista e a portarlo fuori strada? perché la rinascita del movimento comunista procede così lentamente?
- La teoria della (prima e seconda) crisi generale del capitalismo nell’epoca imperialista e della connessa situazione rivoluzionaria in sviluppo: l’interpretazione della natura della crisi in corso decide dell’attività dei partiti comunisti.
- Il regime di controrivoluzione preventiva instaurato dalla borghesia nei paesi imperialisti.
- La strategia della guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata: in cosa consiste la guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata nel nostro paese e nei paesi imperialisti in generale?